La scenografia 3.

Ma il Grande Regista e Scenografo dell’Universo è stato capace di scelte scenografiche sorprendenti, coraggiose, addirittura ardite, in aperta controtendenza rispetto alla prima grande scenografia che è l’Universo: il Suo bellissimo giardino.

Una di queste ambientazioni sceniche è collocata a Betlemme, nella periferia del villaggio abitato, in una stalla: una scenografia molto semplice, che descrive povertà, contatto con il mondo di uomini poveri, ignoranti, sporchi e maleodoranti per il loro mestiere di accudire le bestie. In quel contesto scenico ha collocato il protagonista della Sua Storia, il Re dei Re: Suo Figlio.
Gli ha preparato la casa in mezzo agli uomini, perché fosse veramente uomo e, soprattutto, uomo accessibile a tutti, anche a coloro che non avrebbero mai potuto anche solo avvicinarsi alla corte di un re.

L’altra scenografia è invece situata a Gerusalemme; anche qui fuori della città, nel luogo delle esecuzioni capitali: il Calvario.
Un posto macabro e anonimo, dove passa molta gente distratta, appena incuriosita dal macabro spettacolo dei criminali inchiodati alle croci.
In quella scenografia il protagonista è ancora il Re dei Re, che muore deriso da molti, ignorato dai più tanti, pianto da pochissimi intimi.

Bene: in entrambi i casi è importante soffermarsi sulla scenografia, perché aiuta a comprendere il mistero che il Protagonista sta vivendo: il mistero di Dio amante dell’Umanità.
Umanità, Sua creatura, che lo ha tradito, rinnegato, respinto.
Il Dio onnipotente che si fa più fragile della sua creatura e in questa fragilità esprime tutta la sua forza di amore che salva.
Un Dio, un Re, un Pastore che si cala nella miseria in cui la sua creatura è precipitata: si immerge in quella sporcizia, in quello squallore per ricuperare il suo gioiello che vi era caduto dentro.

Ancora una volta, la scenografia non soffoca l’azione: l’accompagna e le permette di esprimersi lasciando lo spettatore libero di accogliere o meno lo Spettacolo che sta davanti ai suoi occhi. Una scenografia molto discreta, che parla di essenzialità: non ci sono fronzoli, non ci sono effetti speciali, non c’è spettacolarità ma la scarna realtà del quotidiano nel quale si introduce la grandezza e la bellezza divina.
GM

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