La consegna

Divaghiamo per un attimo, parlando del rapporto di fiducia e di stima che deve intercorrere tra il regista e tutti i suoi collaboratori.
E’ indispensabile per il regista avere intorno a sé persone di assoluta fiducia: certamente dotate di competenze particolari nei vari settori dello spettacolo ma soprattutto pronte a condividere con lui la sua idea, il suo progetto, il suo desiderio.
Il regista non può fare nulla senza di loro e loro non possono fare nulla senza di lui.
Il regista guida tutti e soprattutto è il punto di riferimento per tutti: colui che ha il progetto in mente e sa dove vuole andare, dove vuole arrivare. L’ago della bussola.
Tuttavia il suo rapporto con i vari “bracci destri” della sua squadra non è solo né principalmente un rapporto gerarchico; certo, lo è anche ma è soprattutto un rapporto di fiducia totale, di stima per cui l’idea dello spettacolo viene consegnata nelle mani, nel cuore di ciascuno di loro. E tutti sono pronti a tutto per la riuscita dell’opera.
E’ una vera e propria consegna: la consegna di un tesoro da condividere e valorizzare al meglio.

Una domanda: se devi affidare a qualcuno una cosa che per te è importante, qualcuno che te la conservi con cura, a chi ti rivolgi? A chi è attrezzato di tutto punto con tecnologie aggiornate e sistemi di sicurezza efficaci, oppure a chi sa amare quella cosa e per amore tuo se ne prende cura anche per una vita?
Per quanto mi riguarda, non ho dubbi: sceglierei la seconda persona, fosse anche “solo” armata di amore e di nessuna tecnologia.
E non pensare che debba essere una persona particolarmente capace, perfetta, irreprensibile! No.
Deve essere una persona semplicemente innamorata di te e di ciò che ti sta a cuore. Una persona alla quale dai le chiavi di casa tua, del tuo cuore, con la certezza che quando ti riconsegnerà ogni cosa, troverai tutto meglio di come l’hai lasciato.
E’ rischioso? Certo.
E’ da folli? Si.
Allora deve sembrarti folle anche il Signore Gesù che, per affidare la Sua Chiesa a Pietro, non gli ha chiesto il certificato di laurea o il diploma in arti marziali ma gli ha chiesto semplicemente: “Simone di Giovanni, mi ami più di costoro?”
E lui, Simone, con tutta la sua fragilità umana ed un cuore sincero e appassionato gli ha risposto di si per tre volte.
Si, d’accordo: poi si è mostrato fragilissimo, è caduto, ha rinnegato il suo maestro ma non ha mai smesso di amarlo. Poi, quando il Signore ha voluto, gli ha dato anche la forza, il coraggio del martirio.
GM

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