Il clima della bottega: Otium

Facciamo un passo indietro nella Storia per poter andare avanti con la descrizione del clima che regna in una bottega artigianale.
Torniamo brevemente all’antica Roma per parlare di otium: niente meno che dell’ozio!
Cos’era l’ozio per l’antica cultura romana?
Il termine otium indicava un periodo di tempo libero dagli affari (negotia), pubblici o politici; un tempo in cui ci si poteva dedicare a un’occupazione che riguardasse lo studio (otium litteratum) o il soddisfacimento dei propri impegni domestici o della cura del proprio patrimonio.

Secondo Catone si poteva essere grandi non solo nel fare ma anche nell’otium.

Cicerone considerava l’ozio, studio delle arti liberali e del pensiero filosofico, come una caratteristica dell’uomo libero che ne fa strumento di impegno civile e politico.

Per il filosofo romano Seneca, l’ozio doveva intendersi come sinonimo di vita ritirata, a cui l’uomo saggio dovrebbe necessariamente votarsi per non vivere in una società corrotta.

In questo senso, dunque, l’ozio può essere (anzi, dovrebbe essere!) una delle caratteristiche del clima della bottega artigianale.
Momento di incontro, di confronto non solo sulle tecniche ma soprattutto sulle idee che guidano l’opera da compiere. Un momento aperto a chiunque voglia sperimentare, insieme all’artigiano, il concepimento, la gestazione e la nascita di un’opera artigianale.
Un momento per lasciare momentaneamente le consuete occupazioni e preoccupazioni; per rifocillarsi, ristorarsi con altre esperienze utili per lo spirito, che portano nuovo ossigeno alla quotidianità della vita.

E’ il tempo della riflessione, della condivisione: si mette insieme quello che si ha, nel profondo o nell’immediatezza della propria esperienza di vita quotidiana e del proprio pensiero; da lì può scaturire l’ispirazione per fare una cosa nuova, originale.
E’ il momento più intellettuale della vita di una bottega.
GM

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