Il clima della bottega: incontro con Dio

Dalla storia antica che abbiamo citato per parlare dell’otium romano, ora facciamo qualche passo avanti per portarci a Napoli nel XVIII secolo.
A quell’epoca, a Napoli appunto, c’era un prete che, prima diventare prete, era stato un abilissimo e famosissimo avvocato del Foro partenopeo: don Alfonso Maria de Liguori.
Interrotta bruscamente la professione di avvocato, dedicò la sua vita alla predicazione del Vangelo rivolgendosi soprattutto alla povera gente analfabeta di Napoli e dintorni.
Quella di Sant’Alfonso Maria de Liguori è una lunga, bella storia che portò, tra l’altro, ad un’esperienza interessantissima, dal nome “Cappelle seròtine”.
Si trattava di questo: la gente semplice del popolo, alla sera, quando le attività lavorative cessavano, si raccoglieva in piccoli gruppi dandosi appuntamento nelle case o nelle botteghe di qualcuno di loro, per leggere insieme il Vangelo e sentirne la spiegazione che, in alcuni casi, era fornita dallo stesso don Alfonso e in molti altri casi era offerta da altri preti che lavoravano con lui, o da catechisti che lui stesso preparava.
Poi, per volere del vescovo di Napoli che apprezzò molto questa iniziativa alfonsiana, dalle botteghe e dalle case si passò alle chiese (Cappelle) disseminate in città: erano in grado di accogliere un maggior numero di persone.
Una iniziativa molto innovativa, modernissima, molto importante che era nata nelle botteghe degli artigiani e dei piccoli commercianti di Napoli.

Mi sorge spontanea una domanda: se quella brava gente di Napoli avesse avuto la televisione e internet, si sarebbe incontrata così volentieri e frequentemente per ascoltare il Vangelo e per confrontarsi con esso?

E ancora una domanda: non sarebbe il caso che oggi (sia pur con molta fatica) nascessero delle botteghe per raccogliere gente intorno alla Parola di Dio, con il piacere di guardarsi in faccia e di ascoltarsi dal vivo?
GM

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