Un salto indietro nel tempo 1.

L’attività musicale della Compagnia assorbiva buona parte dei suoi impegni; d’altra parte io provenivo da un’esperienza più musicale che drammaturgica e, inevitabilmente, lasciavo il segno.
Ma da dove veniva la mia vena musicale?
Le radici sono molto antiche e direi financo “underground”.
Non ho mai capito cosa significhi, in riferimento alla musica, questo termine anglosassone e non lo capivo nemmeno quando lo pronunciai in sede di esame di maturità, allorché uno degli insegnanti della commissione mi chiese che tipo di musica preferivo.
Io dissi “la musica underground” e fu una fortuna per me che neppure l’insegnante ne conoscesse il significato chiedendomi di spiegarglielo.
Non ricordo cosa venne fuori ma oggi, dopo alcuni anni da quell’episodio, credo di capire dove stia il significato, almeno per me, di quella espressione.

Tutto ha inizio a Ferrania, il paese che posso considerare la culla e il passeggino della mia infanzia nonché della mia adolescenza (anche se gli adolescenti in passeggino non ci vanno!).
La cosa più “Undergroud” che conoscevo era la cantina del caro amico Carlo.
Letteralmente il termine “underground” significa “sottoterra” e in effetti la cantina è un locale sottoterra.
Ne aveva una la mia famiglia e una anche la famiglia di Carlo.
In cantina si conservava il vino, la frutta, i salumi, i formaggi e un mucchio di cose di vario genere che andavano dalla bicicletta al pallone sgonfio per giocare a pallone.

La cantina di Carlo divenne un luogo di frequentazione per la nostra combriccola di giovanissimi amici.
In assenza dei suoi genitori, impegnati entrambi fuori casa per il lavoro, Carlo ci invitava volentieri a far visita alla sua reggia “underground”: gli piaceva mostrarci i tesori di famiglia (per lo più frutta e bottiglie di vino) e con fare da guida turistica, ci spiegava la provenienza e il pregio di quei capolavori.
Di tanto in tanto assaggiava qualcosa di quelle ricchezze (mele, pere … non il vino) e ce ne descriveva il gusto delizioso. Nessuno di noi mai si azzardò a prendere parte a quel banchetto di propria iniziativa; né lui ci invitava a farlo.
Che razza di divertimento!
Eppure quel ritrovo “sotterraneo” (che poi è il significato letterale del termine inglese) ci piaceva: aveva un certo fascino.
Ma la cosa non finiva lì.

L’estroso, geniale, creativo Carlo ci rendeva partecipi di altre prodezze e ricchezze del suo maniero!
Ma di questo è meglio che ve ne dia conto nella prossima puntata e, un po’ alla volta, scoprirete cosa c’entrano queste stramberie con la mia profondissima cultura musicale. Alla prossima!
GM

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