Virtuoso, non virtuale

Considerazioni

La realtà virtuale dei computer, dei tablet, degli smartphone e di qualunque strumento informatico ha ormai saturato la nostra vita quotidiana. Presto (domani!) avremo un sistema informatico che ci canterà la ninnananna impostando la corretta inclinazione del guanciale, ci sveglierà al mattino ricordandoci gli appuntamenti del giorno e, mentre prepara la maionese per l’ora di pranzo, ci legge il giornale mentre siamo in bagno (forse un giorno ci laverà anche i denti!).
Così si va più veloci, si economizzano e si ergonomizzano tempo ed energie; si sincronizzano funzioni fisiologiche e mentali con le condizioni meteo del momento; i sistemi informatici ci aiuteranno a scrivere il nostro testamento mentre siamo in discoteca, tenendo conto di cosa stiamo bevendo. In sintesi: non dobbiamo pensare più a niente o quasi, se non quale smartphone comprarci o regalare ai nostri figli, perché quello di sei mesi fa è ormai strasuperato.
Quel che è drammatico è che questa saturazione inizia prestissimo e sempre più presto: basta vedere quanti bambini, seduti sul passeggino (2, 3 anni di età), ricevono dalla mamma o dalla zia di turno il cellulare per giocare, così non rompono le scatole a mamma e zia, che devono fare la spesa o chiacchierare con l’amica di turno.
Che bel mondo, vero!?
Ma c’è un ambiente nel quale il virtuale viene emarginato per fare spazio al virtuoso? Cioè a qualcosa di autentico, di reale, di buono, di costruttivo per la vita delle persone?
Certo! Basta cercare e proteggere ciò che di autentico si trova.
Una di queste realtà è il teatro, che mette in azione e in campo persone che si incontrano realmente, che studiano con la propria testa, che vivono insieme emozioni vere e le comunicano ad altre persone.
Il teatro, anche solo a livello amatoriale (che è quello da noi praticato) ha una grandissima funzione educativa e disintossicante, perché apre le persone all’incontro, allo scambio, ad una realtà che non è virtuale ma virtuosa. Ciò vale in modo particolare per i giovani che, più di chiunque altro, hanno bisogno di costruirsi una propria personalità, di scegliere i propri ideali e di non farseli scegliere da un algoritmo manipolato da un “grande fratello” occulto.
Non è un caso che il teatro sia presenza fisicamente strutturata e animata negli ambienti educativi salesiani, vale a dire in quella realtà religiosa/pedagogica che, per scelta del suo fondatore (San Giovanni Bosco), è dedita alla educazione e alla formazione dei giovani.
Noi non siamo Salesiani dal punto di vista canonico ma lo siamo nello spirito, almeno per quanto riguarda questo aspetto dell’educazione: l’attività teatrale.
E, modestamente, ne siamo orgogliosi!

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